Che cos’è il falso tartufo cinese?

Dalla Cina, si sa, arrivano prodotti taroccati di ogni tipo, come ad esempio quelli tecnologici o di capi di abbigliamento, ma anche i prodotti alimentari che subiscono contraffazioni da parte delle aziende cinesi sono numerosissimi. E non si tratta solo di pessime imitazioni di mozzarelle, parmigiano reggiano o prosciutti: anche i tartufi sono oggetto di queste lucrose truffe.

La frode del tartufo cinese

I migliori tartufi del mondo, è risaputo, crescono nel continente europeo ed in particolare in Italia, Francia e Spagna. Al genere Tuber, tuttavia, appartengono specie diffuse in tutto il mondo come ad esempio quelle asiatiche che possono essere importate e spacciate per tartufo europeo. Alcuni anni fa, nel 1998 per la precisione, la grande truffa del “tartufo cinese” aveva riguardato anche il tartufo nero pregiato di Norcia (Tuber melanosporum), una delle varietà più apprezzata in Italia.

Nell’occasione i NAS dei Carabinieri avevano sequestrato quasi cinquanta tonnellate di funghi di origine cinese appartenenti alla specie Tuber indicum himalayensis, acquistati a poche decine di euro al chilogrammo e rivenduti (sotto falsa dicitura) a prezzi anche di venti volte superiori.

È importante ricordare che la legislazione italiana proibisce il commercio di specie diverse da quelle elencate nel testo della legge n. 752/1985, e il Tuber indicum himalayensis, essendone escluso, è un prodotto la cui vendita costituisce un reato.

La commercializzazione di questi tartufi “taroccati” non è semplicemente un problema che riguarda la truffa di ignari consumatori, costretti a pagare a prezzi esorbitanti un prodotto di scarsissimo valore.

Che cos'è il falso tartufo cinese?

Rischi del finto tartufo cinese

Sono forti anche le preoccupazioni per quanto riguarda la salute, dal momento che i tartufi potrebbero essere conservati in condizioni igienico-sanitarie inadeguate durante il trasporto dalla Cina sino ai mercati europei. Inoltre non vi è alcuna garanzia sull’assenza di sostanze nocive per la salute all’interno dei funghi: è facile immaginare, ad esempio, cosa potrebbero contenere dei tartufi raccolti in zone fortemente inquinate.

C’è comunque da dare una buona notizia: in periodi più recenti il tartufo “made in Cina” e, in generale, di provenienza estera sembra essere diventato un fenomeno sempre meno comune. Ad esempio, secondo dati raccolti dall’Istat, nel 2007 il nostro paese ha importato poco più di 6 tonnellate di tartufi dall’estero, a fronte di un export pari a oltre 80 tonnellate.

Il tartufo italiano, quindi, è un prodotto ricercato che almeno sui mercati esteri non sembra subire la concorrenza delle varietà “taroccate”.

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